L’importanza della fine

Fra i bias cognitivi che stiamo esplorando in TheLab, uno dei più affascinanti in assoluto è la regola del picco finale (peck-end rule), ovvero la sensazione che l’analisi di un’esperienza vada fatta valutando solo, o principalmente la parte emotiva più intensa e finale di tutta l’avventura.

Se guardate alla vostra esperienza personale sono sicuro troverete un sacco di esempi: il ricordo di una relazione amorosa, il percorso della tua squadra del cuore verso il successo, la tua stessa esperienza lavorativa o scolastica.

Probabilmente può essere che fatichiamo a ricordare con chiarezza il nostro primo giorno di scuola delle superiori, mentre bene o male ci ricordiamo nel dettaglio l’esame di maturità o almeno della parte orale, che rientra tra i nostri incubi ricorrenti. Una delle ragioni per questo bias cognitivo, credo sia legata alla quantità di aree del cervello che vengono attivate contemporaneamente in una certa situazione. I primi giorni di scuola siamo distratti dai nomi dei nuovi compagni di classe, le voci, gli sguardi degli insegnanti, il colore delle classi, gli odori. Nell’ultimo periodo il cervello lavora più liberamente, raccogliendo tutte le energie al nostro interno, pronti per prepararci al miglior finale possibile. 

Una fine non è mai facile. Me la immagino così tanto nella mia testa che non potrà mai soddisfare le mie aspettative, e finire sempre per rimanere deluso. Non sono nemmeno sicuro del perché m’importi di come finirà tutto. Immagino che sia perché tutti crediamo che quello che facciamo sia molto importante, che le persone pendano dalle nostre labbra, che diano importanza a quello che pensiamo. La verità è che devi considerarti fortunato se anche solo di tanto in tanto fai sentire qualcuno, chiunque, un po’ meglio. [J.D., Scrubs – Il mio finale]

Questo bias ci ricorda l’importanza di curare il finale di un percorso di coaching o mentoring. 

Tipicamente si dedica molto attenzione nella fase di creazione di una relazione di coaching o mentoring; instaurare un rapporto di fiducia, definire chiaramente l’accordo su cui basare la relazione, individuare gli obiettivi e i criteri di successo. Tutti elementi indubbiamente vitali per poter iniziare un percorso che crei valore per il cliente. Durante la relazione di coaching o mentoring poi, si usano strutture e strumenti per supportare il percorso e massimizzare il risultato.

La chiusura, tuttavia, è un momento a cui spesso non dedichiamo lo stesso livello di attenzione. Eppure è nella chiusura di ogni rapporto che gettiamo le basi per quelli futuri. Se il cliente chiude il suo percorso positivamente sarà più propenso a parlarne positivamente con altri. Una chiusura positiva di un percorso di coaching o mentoring, non è legata solamente al raggiungimento del risultato cercato ma anche all’emozione che il cliente porta con se nel dopo. Trasformando la fine in un momento da celebrare, possiamo consolidare l’effetto positivo del percorso e creare i presupposti per un effetto duraturo nel tempo.


All’interno di TheLab , il laboratorio virtuale di MentorLab, stiamo discutendo di bias cognitivi e in particolare del loro impatto nei processi di apprendimento e crescita. Se vuoi provare TheLab per 24 ore puoi registrarti direttamente qui oppure puoi contattarci qui, saremo felici di conoscerti e raccontarti questo nostro progetto.

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